Cosa dispone la legislazione italiana a proposito dei bitcoin? Una domanda a cui non è facile rispondere, ma la cui importanza è tutt’altro che trascurabile. Basti infatti pensare al fatto che il valore del Bitcoin è più che decuplicato in un anno, dato che a gennaio 2017 si assestava sui 700 euro mentre ora fluttua attorno ai 7500.

Nessuna norma specifica

Eppure, nonostante la loro crescente importanza e la diffusione, l’Italia non ha ancora norme specifiche riguardo alle criptovalute. Il punto di riferimento della disciplina è una sentenza della Corte di Giustizia Europea (C-264/2015) che assimila il cambio bitcoin/valuta fisica e viceversa come una prestazione di servizio a titolo oneroso, e in quanto tale tassabile. In caso ci si trovi a realizzare un profitto in seguito a compravendita di bitcoin è comunque meglio rivolgersi ad un esperto di settore, vista la lacuna della legislazione italiana al riguardo.

Le dichiarazioni

I guadagni realizzati tramite compravendita di bitcoin vanno comunque dichiarati nel modello Unico Persone Fisiche. Particolare attenzione va riservata al luogo fisico in cui sono “custoditi” i bitcoin: se si trova oltre confine va considerato come investimento all’estero e come tale dichiarato.

La tracciabilità

Infine va chiarito come nella maggior parte dei casi sia possibile tracciare qualsiasi tipo di criptovaluta, inclusi ovviamente i bitcoin. Le tecnologie di investigazione informatica consentono infatti di risalire all’identità di chi si cela dietro la “chiave” utilizzata per lo scambio di bitcoin. L’unica eccezione riguarda le transazioni effettuate su “circuiti” privati accessibili solo tramite invito, in cui è impossibile ogni tipo di accesso non verificato e quindi di controllo: si tratta tuttavia di un sistema molto poco diffuso. In linea di massima quindi le criptovalute non sono utili agli evasori fiscali, il cui miglior strumento rimane il denaro contante.

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