Negli ultimi tempi si sente sempre più parlare di Deep Web, spesso dipinto come una parte “oscura” della Rete, ideale come mezzo di comunicazione per qualsiasi attività criminale. Ma cos’è, esattamente, il Deep Web?

Cos’è?

La definizione in realtà è particolarmente semplice: il Deep Web non è infatti altro che l’insieme dei contenuti internet non indicizzati attraverso i principali motori di ricerca (quali Google, Bing, Yahoo… ). Definizione molto simile quella di Dark Web, ovvero i contenuti ospitati in siti web visitabili solo conoscendo a priori l’indirizzo IP, essendo quest’ultimo nascosto. Si stima che solo il 4% dei contenuti internet sia indicizzato attraverso i principali motori di ricerca, di conseguenza il Deep Web comprende il 96% dei contenuti presenti nella Rete.

L’anonimato

Ovviamente, essendo i contenuti del Dark Web non indicizzati per garantire l’anonimato, l’unico modo per accedervi è rendersi anonimi attraverso opportuni applicativi che garantiscono l’anonimato a chi li usa, nascondendo l’indirizzo IP attraverso “rimbalzi” di connessione fra vari computer in tutto il mondo (motivo per cui la navigazione nel Deep Web è generalmente molto lenta). Proprio grazie a questo anonimato il Deep Web è usato principalmente da criminali, pirati informatici, servizi segreti o dissidenti che non possono agire alla luce del sole.

Le difficoltà

Fortunatamente rendersi totalmente anonimi nella Rete non è poi così facile. Emblematico è il caso di Gurtej Randhawa, diciannovenne inglese che ha comprato nel Dark Web una bomba artigianale, ideale per essere installata in un’auto. Il giovane è stato infatti arrestato non appena ha tentato di assemblare l’autobomba, che la National Crime Agency britannica aveva intercettato e sostituito con una copia. È infatti possibile far cadere l’anonimato sfruttando i sistemi di consegna, le debolezze degli applicativi o “hackerando” i siti incriminati in modo da risalire all’identità di chi ha effettuato le transazioni.

Meglio non accedere!

Insomma, per quanto i segreti del Deep Web e del Dark Web possano essere affascinanti, è sempre meglio non “curiosare” nei bassifondi della Rete e accontentarsi del 4% di contenuti indicizzati e disponibili in ogni momento.

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