Avevamo già parlato in un articolo precedente del 5G, lo standard relativo alla quinta generazione di telefonia mobile, evoluzione dell’attuale 4G. Grazie allo sfruttamento delle onde millimetriche, i dispositivi 5G hanno una capacità teorica di gestione del traffico dati 1000 volte superiore agli omologhi 4G, con un’efficienza effettiva stimata in almeno 20 volte quella degli attuali modelli.

L’asta per le frequenze

Nonostante non esistano ancora device in grado di supportare la rete 5G (se ne parlerà per la metà del 2019), a novembre si è svolta l’asta di assegnazione delle frequenze che saranno occupate da questa nuova tecnologia. Si è trattato di un successo per il governo italiano, visto che la presenza aggressiva di Iliad e Fastweb ha costretto Tim-Telecom, Vodafone e Wind-3 a giocare al rialzo, arrivando a un’offerta complessiva pari a più del doppio della base d’asta. Non senza qualche polemica.

Le frequenze occupate

Prima di tutto c’è il caso delle frequenze più basse, quelle da 700mhz, che sono attualmente occupate da alcuni canali televisivi sulla base di un accordo siglato prima della direttiva europea che ha destinato quelle frequenze al 5G. Anche queste frequenze sono state assegnate tramite l’asta, nonostante l’impossibilità delle compagnia telefoniche di occuparle prima del 2022 (mentre potranno godere delle altre frequenze dal 2020). Le emittenti televisive hanno già fatto ricorso contro questa decisione, ma sembra difficile che possano ottenere qualcosa più dell’attuale proroga di due anni.

Il caso Wimax

C’è poi un ulteriore contenzioso su alcune frequenze assegnate nel 2008 per la (successivamente rivelatasi) fallimentare tecnologia del Wimax. Le compagnie che si sono assicurate quelle frequenze, fra cui Linkem e Tiscali, le hanno successivamente convertite al 4G fornendo un servizio di connessione internet domestica simile all’ADSL. Queste concessioni sono state di recente prorogate fino al 2029, in quanto considerate salutari per la concorrenza nel mercato delle telecomunicazioni.

L’iniziativa di Fastweb

In questo quadro si inserisce la politica aggressiva di Fastweb, che ha acquistato da Tiscali alcune di queste frequenze. L’azienda milanese ha così puntato appena qualche decina di milioni nell’asta, aggiudicandosi poche frequenze attorno ai 26 GHz, proprio per puntare forte sulle frequenze acquisite a prezzo decisamente inferiore da Tiscali. Del resto l’impegno di Fastweb nel 5G è molto serio, come dimostrano le sperimentazioni già attuate in molte città italiane al servizio di numerose attività produttive.

La posizione di Iliad

Per quanto riguarda l’asta in sé, un ruolo decisamente più di spicco è spettato alla debuttante Iliad, che è risultata terza per investimenti dietro ai due colossi Vodafone e Tim, e addirittura davanti a Wind-3. Iliad è stata inoltre l’unica, oltre ai due citati colossi, ad assicurarsi le ambite frequenze da 700 MHz. I francesi hanno infatti ottenuto importanti agevolazioni da parte del governo, che ha giudicato la loro presenza sul mercato come estremamente positiva per la concorrenza.

Il vantaggio di Tim e Vodafone

Va comunque specificato che Tim e Vodafone sono quelle che hanno investito di più, come prevedibile. Entrambe investiranno infatti una cifra poco più che doppia rispetto ad Iliad, con una differenza di qualche milione in più da parte di Tim. In particolare nelle frequenze intermedie di 3.7 GHz il vantaggio di Vodafone e Tim rispetto a Iliad è netto: è quindi ragionevole aspettarsi che le reti 5G Tim e Vodafone saranno qualitativamente migliori rispetto alle altre.

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